28*maratonina di Centobuchi  km 21.095     19/02/2017

 

In 587 atleti si è corsa la 28* maratonina di Centobuchi in provincia di S.Benedetto del Tronto. A farla da padrone e’ stato l’atleta tesserato per l’atletica vomano gran sasso Adugna Benyani Sinibeta con il tempo di 1h. 10.36 mentre nel campo femminile la campionessa Marcella Mancini della società ITA avis MArathon con il tempo di 1h.24.17. Presenti anche una fetta di molise: quattro atleti del Running Pentria che  hanno ben figurato con Riggione Adriano al suo test post maratona che ferma il suo crono in 1h.23.52 alla media di 3.58 al km piazzandosi al 43* posto assoluto e 2* di categoria SM50 – Secondo della società non poteva essere che il nostro Raffaele Gianfrancesco che ferma il suo crono in 1h29.20 alla media di 4.13 al km piazzandosi al 113 posto assoluto e 13 di categoria SM 50 – Terzo della società Gianfrancesco Antonio che ferma il suo crono in 1h29.32 alla media di 4.13 al km classificandosi al 115* assoluto e 25° della sua categoria SM45 – Il presidente anch’esso alla prova con il suo testo post maratona che chiude in 1h46.35  alla media di 5.00 al km classificandosi al 382° posto assoluto e 55 di Cat SM50. Da sottolineare la grande prestazione di Riggione che ci fa ben sperare alla prossima maratona di Roma in un treal time impeccabile. Poi i cugini Gianfrancesco che si sono dati battaglia sempre in vista della mitica maratona di Roma che si terrà il 02/04 nel test post maratona affrontando la gara di stamane gomito a gomito fino all’ultimo km dove poi l’ha spuntata il grande Raffaele dando 10° al suo ormai rivale Antonio. Pensate se era presente anche il povero Gianfrancesco Fernando , assente per recuperare l’infortunio capitatogli alla maratona di Firenze corsa nel novembre 2016 al quale tutti noi gli auguriamo una pronta guarigione per tornare sui campi di battaglia.

 

 

 

½ Maratona di Napoli: mostra d’oltre mare 05/01/2017

Domenica 05/02/2017 alle h. 9.00 è partita la Napoli city marathon di 21km 095mt che ha visto i 3811 atleti giungere all’ambito traguardo posto alla mostra d’oltre mare sito zona Stadio S.Paolo. A farla da padrone è stato il keniano Tarbei  Philip Kibungei che ha fermato il suo crono in 1h.01.21 mentre nel campo femminile si è imposta l’atleta della republica cieca Vrabcova Eva che ha fermato il suo crono in 1h11.54. Tra i 3811 atleti partecipanti e provenienti da tutto il mondo c’erano anche due nostri Pentrini:  Gianfrancesco  Raffaele cavallo di battaglia del Running Pentria che ha chiuso in 1h30’45’’piazzandosi al 408’ posto della categoria assoluta e 48 esimo della sua categoria. Antonio Gianfrancesco che ha stupito se stesso e un po tutti noi ha chiuso in 1h30’45’’ piazzandosi al 409 posto della classifica generale e 74 della sua categoria. Come accennato, ha stupito se stesso perchè non si aspettava nemmeno lui una performans come quella di oggi e poi dopo il 12 km visto che viaggiava con il suo compagno di squadra Raffaele che pian piano lo lasciava perche quest’ultimo cercava di scandire un ritmo più sostenuto, Antonio riusciva a cambiare marcia per poi raggiungere il suo compagno di squadra che ormai lo aveva staccato e negl’ultimi km  lo affiancava per tagliare insieme il traguardo.                        Complimenti da tutti noi.

  

Contrattura al polpaccio

Contrattura al polpaccio - A.S.D. Running Pentria

Capita spesso nelle mie settimane lavorative di massaggiare atleti che hanno problemi muscolari relativi alla muscolatura dei polpacci o più precisamente tricipite surale, dopo le competizioni domenicali dove l’impegno muscolare è decisamente maggiore rispetto alla settima di allenamento appena terminata.

In genere la sensazione di dolore che  viene descritta dai miei pazienti è abbastanza comune con dolorosità al tatto, difficoltà a flettere il piede dorsalmente e senso di pesantezza nella deambulazione con difficoltà a stare sugli avampiedi e a scendere le scale.

La funzione di questi muscoli è quella appunto di flettere il piede per permettere l’avanzamento durante la corsa,quindi provate solo ad immaginare quante volte il piede durante la giornata si flette e soprattutto in una gara di corsa  con che velocità e intensità si flettono i nostri piedi per portarci in avanti.

Le indagini preliminari da fare su un podista riguardano: L’ analisi posturale dove vengono indagate tutte le possibili componenti dell’appoggio del piede che possono in qualche modo influenzare la spinta del piede durante la corsa, dopodiché si valuta il consumo delle scarpe,se sono ancora valide come ammortizzazione (quindi durata di vita della scarpa)e soprattutto se c’è una componente maggiore di consumo in pronazione o supinazione . Quest’ ultima valutazione è fondamentale per capire quali sono i compartimenti muscolari maggiormente sollecitati durante la corsa.

Una volta fatte queste valutazioni preliminari si cercano manualmente le zone del polpaccio che risultano più dure al tatto dopodiché si decide quale  procedura e  tecnica manuale migliore con cui procedere per massaggiare.

Per esperienza personale trovo utile il massaggio di tipo trasverso dove il paziente atleta viene informato del dolore che potrebbe sentire in seduta, Trovo utile anche applicazione a fine seduta del kinesio taping che completa il lavoro del massaggio decontratturante con un’azione decompressiva continua.

Come elettromedicale a parere mio sarebbe consigliabile un breve numero di tecar ove necessario quindi non sempre!

Altro aspetto fondamentale per il podista è la ripartizione del carico post contrattura, io consiglio sempre di riprendere a correre in modo molto tranquillo con una durata di tempo dimezzata rispetto ai carichi quotidiani almeno fin quando il dolore e la libertà dei movimento del piede non viene finalmente ripristinata.

Conclusioni finali:

anche in questo caso il lavoro di team composto da preparatore atletico, massaggiatore e fisioterapista gioca un ruolo fondamentale in quanto un atleta ben seguito con ripartizione di carichi di allenamento adeguati e pronta “manutenzione” dei muscoli, riuscirà a togliersi qualche soddisfazione senza dover ricorrere ai ripari in seguito ad un infortunio.

Buona corsa a tutti.

Fascite plantare da Podisti .doc

Fascite plantare da Podisti .doc - A.S.D. Running Pentria

Sembra sempre tutto normale e naturale quando la mattina suona la sveglia,ci si alza dal letto e presi dalla fretta si calzano le scarpe e subito via a correre, può capitare però che questa routine venga bruscamente interrotta dalla fascite plantare che una notevole percentuale di podisti ha purtroppo sperimentato almeno una volta nella sua carriera di corsa.

I piedi durante la corsa subiscono innumerevoli traumi che vanno dal salire e scendere marciapiedi,affrontare strade non sempre con suolo regolare,salite,discese e quant’ altro, tutti questi fattori insieme ad alterazioni delle catene cinetiche muscolari producono nel tempo un’infiammazione a livello del legamento arcuato posto tra il calcagno e la base delle dita.

Il dolore della fascite in genere si manifesta la mattina al risveglio con difficoltà a flettere dorsalmente il piede e un forte dolore nella zona postero mediale del calcagno. Questo dolore può arrivare fino a causare una forte zoppia che in genere dopo 5 o 10 minuti si riduce  permettendo all’atleta di poter camminare quasi bene. Per quanto riguarda la corsa il meccanismo è più o meno simile,tranne nelle fasi acute in cui il dolore è talmente forte da causare anche lo stop obbligatorio dopo pochi minuti dall’inizio della seduta di allenamento.

Il decorso della fascite plantare è piuttosto lungo e può durare anche diversi mesi se si sceglie di effetturae un riposo attivo o semplicemente trascurare il problema.

Come si può curare?

La prima cosa da fare per un atleta con questa problematica è  fermarsi o ridurre i km di allenamento almeno nella fase acuta. La  ripresa degli allenamenti deve essere progressiva iniziando dal correre pochi km  a ritmo tranquillo per ridurre gli impatti il più possibile e alternare cammino a corsa per pochi minuti e preferibilmente su percorso erboso oppure su percorso con asfalto regolare.

Negli atleti che ho potuto seguire con questo problema, ho trovato utile far un’indagine oltre  che sul dolore, a  360 gradi e cioè valutare tutte le componenti posturali e strutturali che potrebbero aver portato a tale infortunio. Spesso ho riscontrato una grande rigidità a livello della muscolatura posteriore degli arti inferiori quindi di ischio crurali e tricipiti surali.

Quindi il primo lavoro è stato allungare questi gruppi muscolari ripristinando le caratteristiche elastiche e funzionali per poi lavorare con massaggio trasverso direttamente sul problema.

All’atleta ho chiesto di fare più stretching aggiungendo esercizi di allungamento aiutandosi anche con un elastico inserendo almeno una volta a settimana una seduta di stretching propriocettivo per i piedi.

Le linee guida in ambito riabilitativo indicano riposo ghiaccio e terapia strumentale e in alcuni casi bendaggio funzionale ma noi sappiamo bene cosa significhi per un podista dirgli di stare fermo per un tempo indeterminato che va dal mese a circa sei mesi.

Altro accorgimento importante per il podista è controllare spesso l’usura delle scarpe che negli ultimi anni  sembrano finire la loro efficienza a circa 700-800 km. Un’ usura eccessiva della scarpa porta ad esaurire la struttura ammortizzante che limita gli effetti dell’urto del piede al suolo in fase di appoggio.

Quest’ ultimo  insieme ad una corretta ripartizione dei carichi di allenamento sono solo alcuni dei tanti accorgimenti che il podista può avere per cercare di mantenere una corsa sempre efficiente col minor danno fisico possibile. Come dicevo all’inizio la sensazione di dolore che inizia dalle prime ore del mattino per protarsi tutto il giorno, corsa compreso,non  fa piacere a nessuno.

L’Infortunio: quando il dolore non è solo Fisico

Tutti coloro che si cimentano in un’attività sportiva, sono andati incontro, almeno una volta nella vita, a problematiche di ordine fisico di diversa gravità.

L’infortunio, infatti, è un incidente che può avvenire in seguito a carichi gestiti male o ad indebolimenti organici, si tratta in genere di un segnale forte che il corpo manda alla sede centrale (cervello) per avvisarla che qualcosa si è rotto, che un equilibrio è andato in frantumi.

Adesso cosa sia un infortunio ed in quante tipologie si può classificare, bene o male possiamo intuirlo un pò per conoscenza diretta e un pò per esperienza. Sappiamo tutti infatti cosa sia uno strappo o una rottura di un legamento (almeno per sentito dire), però pochi sanno cosa avviene a livello mentale in termini di umore ed autostima.

Cosa accade alla mente di una persona che si infortuna?

Beh è una domanda dalla non unica risposta, prima di tutto occorre stabile di quale infortunistica si tratta e di che gravità sia: un danno organico che richiede un intervento chirurgico sarà assorbito dalla persona con maggiore preoccupazione circa la propria salute e la successiva ripresa sportiva, parimenti, una lesione minore che implica l’uso di terapie conservative o che rientra in un quadro di recupero a breve distanza, susciterà reazioni di maggiore ottimismo.

Fin qui, mi sembra che dovremmo concordare tutti!

Ma cosa accade veramente nell’uno e nell’altro caso allo sportivo?

La prima reazione che si può osservare spesso, è la negazione del problema, la persona infatti, pur consapevole di aver subito un danno, lo nega come se esso non fosse presente, continua ad allenarsi, ignora eventuali gonfiori o malesseri legati al problema fino a quando il dolore diventa insopportabile tale da richiedere l’intervento di figure professionali specifiche.

Negare, in questi casi, serve alla mente per difendersi da quello che potrebbe succedere e che sa accadrà realmente quando si farà scivolare via il velo che ci separa dalla realtà, si tratta di un modo per difendersi dall’ovvio e per ritardare il doversi sobbarcare del problema in prima battuta.

Quando, ci si trova, invece, di fronte ad atleti con una storia di sport alle spalle, l’atteggiamento è diverso, in questi casi l’infortunio, per quanto maggiormente atteso e allo stesso tempo sperimentato, può diventare un vero e proprio malessere psicologico (questo può succedere anche agli amatori ma con modalità diverse che di seguito spiegherò).

L’atleta di elite, è una persona che ha strutturato la propria identità su quello che fa, quindi il gesto atletico diventa uno dei suo tanti modi per esprimere se stesso.

L’impedimento alla pratica sportiva in seguito ad infortunio, determina non solo un forte calo motivazionale ma anche una seria e profonda preoccupazione circa la propria ripresa agonistica ai livelli di sempre e questo come si può ben intuire, ha dei pericolosi risvolti per tutto l’impianto psicologico/identitario della persona.
Non tralasciamo neanche di dire che in questi casi, la persona vive di quello che fa, quindi oltre al danno fisico e psicologico, c’è anche un danno lavorativo, per questo l’insorgenza di depressione e scarsa autostima in questi atleti è maggiore rispetto a coloro che praticano sport per divertimento o svago.

Quando l’infortunio, è diventato un cancro che abbatte le difese dell’autostima del soggetto, stiamo di fronte ad una patologia non più organica bensì mentale che può essere approcciata in vari modi, uno di questi, che reputo molto valido, fa uso della PNL (programmazione neurolinguistica).

Attraverso una serie di prove guidate dallo psicologo, l’atleta pian piano riesce a riappropriarsi non solo degli schemi mentali inerenti il gesto atletico ma anche della relativa motivazione a farli, incrementando così, di volta in volta, il valore della propria autostima.

Si tratta di sessioni abbastanza complesse in cui si chiede alla persona di immaginarsi in una situazione agonistica e di pensarsi invece come semplice spettatore per valutare insieme le differenze sia emotive che fisiche.

La PNL oggi giorno è molto usata in diversi ambiti di vita e c’è anche purtroppo scarsa attenzione per chi maneggia certi materiali, di norma questo lavoro dovrebbe essere ad appannaggio degli psicologi, però sovente capita che si sente parlare di PNL fatta da “motivatori” (li virgoletto perchè per me non è una categoria professionale riconosciuta), quindi esorto alla massima attenzione quando vi riferite a certe sfere di intervento.

Per quanto riguarda invece l’infortunio all’atleta amatoriale, c’è da dire che l’incidenza di perdita di fiducia e stima in se stesso, è più bassa, una quota c’è sempre, però è minore, diventa patologia, però, in tutte quelle persone che fanno discendere il proprio valore dall’attività sportiva praticata.

In questi casi l’infortunio viene vissuto come una punizione, una pena ingiusta, uno stop forzato che fa innervosire, quindi potrebbero verificarsi atteggiamenti collerici etero ed auto rivolti capaci di guastare anche le relazioni affettive intrattenute con partner, parenti o amici.

Non esiste una cura contro l'”ingiustizia percepita”, esistono invece, tecniche di rilassamento tipo training autogeno capaci di riportare un pò di equilibrio in un organismo scosso da un evento non previsto.

Il senso di un infortunio non risiede nel danno in sè ma nel significato che la persona gli attribuisce, vien da sè che chi ha un panorama ristretto con scarse risorse reagirà in un modo chi invece, ha interessi e reti di sostegno vuoi familiare o amicale, reagirà in un altro.
La psicologia dello sport non cura ma sostiene le persone nel loro momento di difficoltà ecco perchè è importante affidarsi a professionisti qualificati che sanno cosa maneggiano ma sopratutto sanno cosa fanno.

La paura di non farcerla da Podisti.doc

Si soffre spesso di ansia che si presenta con palpitazioni e tremore delle mani. La paura di non farcela può portare a pensieri negativi e alla successiva ansia.

In questi casi è importante focalizzarsi sul respiro, fermarsi ed osservare quello che succede ascoltando il respiro, pian piano il respiro rallenta, si può osservare la diminuzione delle palpitazioni e del tremore delle mani.

Poi si può passare alla paura di non farcela, cercando di far leva sull’autoefficacia personale ed in particolare su esperienze passate di benessere oppure di riuscita in qualche campo. Si può ricordare quali erano le sensazioni sperimentate in passato in concomitanza del senso di benessere oppure di riuscita.

La paura di sbagliare e di non essere all’altezza può causare ansia, stress e aggressività verso tutti.

E’ importante individuare quali sono gli aspetti importanti da potenziare per prevenire o gestire le sensazioni di ansia, di paura, di non riuscire.

Quando ci si trova in queste situazioni, si può tendere a non parlarne.

Importante è esprimere in diversi modi e con diverse modalità quello che si sente, la propria sofferenza, il proprio dolore, disagio. Mezzi di espressione possono essere, la scrittura, il disegno, la drammatizzazione, parlarne con persone di riferimento o professionisti dell’aiuto.

Aneddoto di Jodorowsky (1): “Preoccupato, Isan chiese a suo maestro Gyosan:

“Maestro, la vita mi preoccupa. Mi sento inondato dalla sua molteplicità. Milioni di cose mi vengono addosso e mi attraggono. Ne sono invaso. Questo mi fa disperare.”

“Non ti preoccupare. La tua percezione non può captare più di una cosa per volta. Perciò è inutile che ti preoccupi in anticipo. Vivi ogni cosa nel momento in cui si presenta, esso è unico. Non è tutti gli oggetti. Accettalo per quello che è e vivilo. Non esistono milioni di istanti da vivere. Non esiste altro che l’istante presente. Gli altri verranno dopo. Sono in cammino per trasformarsi nell’istante presente, ma se rimani calmo e tranquillo, senza metterti a fare troppe elucubrazioni o farti prendere dall’ansia, verranno uno dietro l’altro e la tua vita scorrerà serena.”

Ci sono attività che aiutano in questa presa di coscienza emotiva, fisica, corporea e mentale, quali le passeggiate, le camminate, la corsa lenta e la meditazione, sono attività che sembrano una perdita di tempo ma aiuta a rinforzare la mente ed anche a preparare il fisico.

Sarebbe necessario avvicinarsi, frequentare persone, maestri che ti possono indicare una strada, un percorso da seguire, che include autoconsapevolezza, calma, meditazione, attesa, preparazione, senza richiedere tutto e subito. Il percorso è duro ma come tutte le cose che si vogliono ci vuole impegno, determinazione, costanza e resilienza, ogni volta che capita che si devi dal percorso non bisogna preoccuparsi, succede, è importante riprendere la strada giusta.